IL MESTIERE DELL'ARCHEOLOGO


Lunedì 12 ottobre abbiamo incontrato, in collegamento su Google Meet, l'archeologa Chiara Zanforlini, che ci ha raccontato in che cosa consiste il suo lavoro.
L'archeologo è una figura molto importante, anche se spesso poco conosciuta: il suo compito è studiare e proteggere il patrimonio culturale. Per diventarlo serve una lunga preparazione: dopo cinque anni di università, bisogna frequentare una scuola di specializzazione o un dottorato.
Prima di iniziare uno scavo, bisogna capire dove cercare. Per farlo, gli archeologi si basano soprattutto sui documenti di ogni tipo ed epoca e sull'analisi del territorio, chiamata survey (ricognizione). È utile anche confrontarsi con le persone che conoscono bene la zona, come i contadini.
Lo scavo vero e proprio è un procedimento lungo e complesso. La terra, infatti, si legge come un libro al contrario: negli strati più vicini alla superficie si trovano i reperti più recenti, mentre in quelli più profondi si trovano i più antichi. Questo principio si chiama stratigrafia. Durante il lavoro è fondamentale compilare il "diario di scavo", in cui si documenta ogni fase, e fotografare ogni strato di terra o di sabbia prima di rimuoverlo.
Per svolgere queste operazioni si usano strumenti specifici. Il georadar permette di analizzare il terreno senza scavare, mentre la stazione totale misura distanze e angoli con grande precisione e consente di registrare la posizione esatta di ogni reperto. Per scavare, invece, gli archeologi usano il trowel, una piccola cazzuola dalla punta più affilata.
L'archeologo, però, non lavora mai da solo: collabora con altri professionisti, come gli antropologi, che lo aiutano a studiare e interpretare i diversi tipi di reperti. Questa collaborazione è particolarmente importante quando si trovano resti umani, che vengono trattati con il massimo rispetto: prima vengono fotografati, poi disegnati e infine le ossa vengono estratte con cura. Capita spesso, per esempio, di trovare resti di bambini sepolti all'interno di vasi o anfore, secondo un'usanza chiamata enchytrismòs.
Proprio sui resti umani è oggi aperto un dibattito: è giusto esporli nei musei? Alcuni ritengono che sia irrispettoso, mentre altri pensano che un'esposizione dignitosa non sia un problema. I resti umani, infatti, sono anche importanti fonti di informazioni scientifiche: le mummie egizie, ad esempio, ci rivelano molto della religione degli antichi Egizi.
Infine, l'archeologa ci ha spiegato che cosa bisogna fare se si trova un reperto per caso. In Italia non è possibile tenerlo: bisogna avvisare entro 24 ore le autorità, per esempio i carabinieri, e consegnare l'oggetto. In cambio, chi lo ha trovato ha diritto a un premio, che può arrivare fino a un quarto del valore del reperto e può essere pagato in denaro oppure con una parte degli oggetti ritrovati.

Kristel Lombardo
Classe 1KL – liceo classico